Italia 2008: quell’enorme limone pieno di succo e polpa, ancora tutto da spremere …

Lo confesso, da sempre ho un sogno nel cassetto, il mio personale "I have a dream", ovvero vivere io stesso come protagonista una specie di finale come quella giocata dalla nostra nazionale di calcio in Spagna nel 1982 contro la Germania …

Limone

All’epoca vivevo all’estero, e mi ricordo ancora bene - come se fosse accaduto appena ieri - il fischio finale dell’arbitro: un trillo e noi tutti (non solo gli undici in campo) consacrati "campioni del mondo". Subito dopo un istante d’incredulo silenzio, poi all’improvviso si udì un boato fortissimo, seguito da delle urla di gioia. Fu il delirio totale, da un momento all’altro un’ondata di gente si rovesciò per le strade e tutto intorno a noi si trasformò nello spazio di tempo brevissimo in qualcosa di assolutamente unico, di magico. E così fu che quella terra straniera divenne per noi stranieri italiani finalmente Italia, anche se solo per una notte …

Quell’attimo finale mi è rimasto così bene impresso perché aveva posto fine ad una partita per noi assai insolita, poiché poco sofferta. Avevamo in campo dei ragazzi talmente padroni della situazione che non poteva andare diversamente, non quella volta e non dopo averli visti battere - prima di accedere meritatamente alla finale - nientemeno che l’Argentina di Maradona, il Brasile di Zico e infine la Polonia di Boniek.

L’appuntamento Spagna 82 rientra così a pieno titolo nella memoria di noi italiani, di un paese che non c’è, almeno non come in quelle famose giornate ove l’Italia riunita, anche se soltanto davanti ai televisori, trattenne più volte il fiato seguendo come sempre ha fatto - un po’ scettica o anche solo con il dovuto sospetto - il pallone prima di esultare il trionfo in terra spagnola.

Spagna 1982, Marco Tardelli

Certo, la storica impresa l’abbiamo poi sfiorata (oltre a qualche semi-infarto causa stress da rigori) nel 94, e infine ripetuta di recente, solo che stavolta la vittoria finale fu veramente molto sofferta. Sembrava di assistere alla lenta ed esasperata spremitura di un limone già spolpato, altro che la famosa passeggiata domenicale in quella finale dell’estate 1982 ! Un paragone questo, che mi fa spesso tornare in mente quell’enorme limone di allora, arrivato fresco all’appuntamento cruciale, così pieno di succo e polpa, ancora tutto da spremere …

Ed era proprio questa l’insolita sensazione che ci assalì alla vigilia di quell’evento per noi tradizionalmente così importante: lo sentivamo, stavolta bastava una spremutina ed era fatta, insomma una giocata da ragazzi. E così fu. Ciò che però aveva generato in noi questa sorta di quasi certezza, non era altro che una nostra consapevolezza della reale forza dei nostri ragazzi, del loro valore e naturalmente anche dei loro limiti sul campo. E fu proprio questa loro nuova - e per questo motivo a noi tutti insolita - consapevolezza a farli sfruttare fino in fondo il loro potenziale, a permettere loro di ricevere conferme e riconoscimenti, in altre parole a farli diventare quella squadra che anche noi altri comuni mortali potremmo davvero essere.

Già, perché quei ragazzi di allora ci avevano efficacemente dimostrato che gli individui, una volta diventati sicuri di sé, sono in grado di esercitare una certa influenza sull’ambiente che li circonda, in quanto sono realmente consapevoli di poter mettere attivamente in moto dei veri processi evolutivi, anziché limitarsi a reagire passivamente a quello che il mondo esterno li riserva (ovvero come spesso ha usato fare un popolo come il nostro, che da secoli preferisce reagire all’avvento di un mondo nuovo con una fuga all’indietro, ripercorrendo le grandezze della civiltà italiana come antidoto alle miserie di un presente meschino e deprimente …).

Gli individui sicuri di sé sono quindi un bene prezioso per la comunità, poiché non si lasciano scoraggiare dalle critiche, ma le sanno accettare senza considerarle un attacco al proprio valore. Infatti, chi sa accettarsi diventa soddisfatto perché vede chiaro in sé stesso e quindi riesce a rendersi conto della realtà, riesce perciò a sviluppare la capacità di convivere pacificamente con altre persone, nonché di accettarle e infine anche sostenerle nei momenti del bisogno. Mentre individui insicuri, ovvero coloro che fanno dipendere il proprio valore dal giudizio altrui, rischiano non solo di farsi reprimere e sfruttare, bensì di diventare anche degli aggressori.

Limone frutto

Tornando quindi al mio sogno, il mio personale "I have a dream", a quell’Italia - che una volta messa in condizioni favorevoli può fiorire e fruttificare come un limone - riscopro quella voglia in me di riuscire a rendere grande la mia nazione, quella risorsa ancora tutta da spremere. E la fioritura primaverile, si sa, produce i frutti migliori … e l’italiano, anche questo si sa, una volta convinto delle sue possibilità non si ferma più. A questo punto, però, scatterebbe la scintilla per innescare definitivamente la rinascita civile dell’Italia, ma non solo, c’è tutto un mondo la fuori che ne ha bisogno. Così già fu più di una volta nel passato. Pensiamoci quindi: se non ci svegliamo noi in mezzo a tanta cultura che (ancora) ci circonda, chi altro? Inimmaginabile il raccolto per il nostro paese …

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Questo articolo è stato pubblicato Lunedì, 17 Marzo 2008 alle 16:48 e classificato in Risorse. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi inviare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.

3 Commenti a “Italia 2008: quell’enorme limone pieno di succo e polpa, ancora tutto da spremere …”

  1. giosby scrive:

    http://www.youtube.com/watch?v.....re=related

  2. GINO SERIO scrive:

    Già in passato questa tua metafora mi colpì per la concretezza nel paragone .

    Questo paese che necessita di quel pò di ordine , di disciplina , di ottimismo …. quella consapevolezza che ci permetta di sruttare quelle nostre straordinarie risorse di popolo anomalo dallo stile di vita impeccabile ,che non riesce però a trasmettere a ciò che lo circonda .

    Quelle scintilla difficile da far innescare , affinchè non avremo la coerenza di ammettere che siamo un popolo saturo di vanità che puntualmente ci vergognamo di mostrare , nascondendola con parsimonia dietro un falso moralismo che a molti ha permesso di poter continuare a sfoggiare quello stesso stile di vita impeccabile , senza preoccuparsi di dover stare al passo coi tempi .

    Ciao Hugo :-)) e ciao Giosby :-)) .

  3. Anonyum scrive:

    Concordo assolutamente su questo: “siamo un popolo saturo di vanità che puntualmente ci vergognamo di mostrare, nascondendola con parsimonia dietro un *falso* moralismo che a molti ha permesso di poter continuare a sfoggiare quello stesso stile di vita “impeccabile”, senza preoccuparsi di dover stare al passo coi tempi”.

    La vanità è il peccato italico “par excellence”…

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